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La Sicilia su Sordide note infernali

06 July 2005

Il vero serial killer, infatti, è un amatore del delitto. Egli agisce per vocazione, e solo per il suo piacere, cui talvolta non è estranea una sorta di sfida verso gli inquirenti che gli danno la caccia. Ovviamente è uno spostato. E siamo molto felici che questa genia non abbia finora messo radici nella nostra isola.
Tutto questo, come tutto il resto delle cose che ci appartengono, si rispecchia nei romanzi. E nell’ormai vasta letteratura noir siciliana ci sono poche tracce di romanzi imperniati sulla figura del serial killer. Anzi, a me non ne viene in mente uno. Per quanto ne so, questo di Roberto Mistretta è il primo. E, pur non sottovalutando la lezione di Sciascia, il quale sosteneva che la vera realtà è il romanzo, mi piace considerarlo alla stregua di un esorcismo piuttosto che di una sinistra profezia. Se è davvero importante “normalizzare” la Sicilia anche nel delitto, accontentiamoci di farlo nei delitti di carta.
Roberto Mistretta è prolifico autore di belle trame nere dal forte impatto emozionale ed etico, alcune delle quali sono vere e proprie invettive contro il mondo, in gran parte sommerso, della pedofilia. In questo, gli è certamente di incentivo l’essere anche autore - anzi, per correttezza e per par condicio, diremo coautore - di numerosa prole. Suoi romanzi che hanno per protagonista il maresciallo Saverio Bonanno - accattivante e umanissima figura di investigatore soggetto alle terrene vicissitudini - sono stati pubblicati da una piccola casa editrice siciliana e sono in via di traduzione in Germania, ma egli merita di essere conosciuto da un pubblico più vasto anche in Italia.
In Sordide note infernali il maresciallo Bonanno cede il passo a un nuovo investigatore, il commissario Angelo Duncan, detto Gelo, che deve a un padre americano il suo cognome. Gelo sostituisce alla bonomia del maresciallo Bonanno la nevrosi quasi ossessiva dell’investigatore di scuola hard boiled all’americana, ma rivisitato in salsa mediterranea, come è giusto che sia. Mistretta ne ricava un racconto serrato, tutto ritmo, non privo tuttavia di abbandoni, quando la situazione lo richiede. Questo romanzo è la storia della caccia a un serial killer che sembra volere farsi beffe della polizia - anzi, si direbbe, in modo specifico di Gelo Duncan - comunicando in anticipo, per mezzo di brevi messaggi criptici chi sarà la prossima vittima. Le vittime sono tutte donne e attorcigliato intorno al loro collo viene trovato il marchio dell’omicida: una minugia, cioè una corda di violino che, insieme con una straziante melodia suonata dopo ogni delitto, sarà il filo conduttore dell’inda¬gine. Il caso finirà con il segnare profondamente la vita di Duncan, colpito nei proprii affetti, nella carne viva. Un leone ferito, ma non a morte.
Mistretta ambienta le sue storie in un’area della Sicilia che non troverete su nessuna carta: la Montanvalle con i paesi del suo comprensorio. I siciliani doc, tuttavia, non avranno difficoltà a identificare nella Montanvalle il Vallone di Mussomeli, nella cui geografia reale si distribuiscono paesi dai nomi suggestivi: Milena, Campofranco, Montedoro, Serradifalco, Acquaviva, Aragona, e la stessa patria di Sciascia, Racalmuto.
E’ una terra dal paesaggio stagionalmente schizoide, dolce e aspra, nebbiosa e assolata, arsa e annegata nel verde, dove ai calanchi gessosi e alle macca¬lube che disseminano di piccoli coni vulcanici le piane desolate, si alternano le sinuose colline dell’in¬terno, che accolgono l’ulivo, la vite, il frumento. Per non parlare di ciò che non si vede in superficie, i tunnel scavati negli immensi giacimenti di zolfo e di sale, coltivati per decenni, che per centinaia e centinaia di chilometri si intersecano nel sottosuolo.
Un paesaggio la cui topografia sembra rendere fatale a uno scrittore ambientarvi storie come quelle di Mistretta.
Il vero mistero, per me, è che nessuno ci avesse pensato prima.

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