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Canti all'alba

04 July 2007

Mussomeli - La parola nuda, affilata come lama, affonda nell’indifferenza del vivere quotidiano. E il poeta, impotente ma non rassegnato di fronte al generale decadimento, affida alla parola scritta il proprio solitario canto, provocante come uno schiaffo e incisivo come bisturi. Testimone del tempo che di polvere consuma gli uomini, ecco allora levarsi ancora, diremmo per fortuna, la voce del poeta Tonino Calà, nella sua immediatezza, a ricordarci che nel terzo millennio del villaggio globale, l’uomo è più solo che mai: “Vorrei essere/per voi/l’assoluto testimone/di un evento/muto, solo, incompreso”.
Tremuli, come rare perle, i ricordi brillano nella suggestione dell’attimo colto che già cede all’oblio: “Ricordi/di una calda estate/sfiorata dal vento/nostalgia di un momento/candele sciolte dal fuoco”.
A tratti fa capolino la speranza come nell’augurale Capodanno: “Splende al sole/la vita/liberata dai suoi affanni”.
La summa di questa nuova suggestiva raccolta di Calà, poesie brevi in versi liberi a metrica sciolta, alcune quasi epigrafiche a ricordarci la sinteticità di Ungaretti, si coglie in “Canti all’alba”, che dà il titolo all’intera opera appena pubblicata da Edizione Progetto Cultura di Roma, nella collana Le scommesse: “Sigilli/Di morte segreta/Infiammato/ Cuori mesti ed assopiti/ Su far dell’alba/Incrociati/Sguardi melanconici/ Furtivi silenzi/Risate/ Sobrio ascolto/Di suoni mattutini/ Risveglio animale/ grondaie d’acciaio/ Vibrante la protesta/All’imbarco/ Solitarie fughe/Da mondo infetto/ Per ritrovarsi/In mare aperto/Sciabordio/Canti dell’alba”.
Un libro da centellinare, quest’ultima fatica del poeta Tonino Calà, intellettuale impegnato e letterato mussomelese che dà il meglio di sé nella sonorità e nella brevità che sottende al profondo messaggio affidato alla pagina.
In premessa al libro, Calà spiega al lettore la sua difficile scelta in un’epoca che, sempre più gretta e materiale, ha voltato le spalle alla musa della poesia: “Da studente non amavo studiare l’italiano sino a quando non ho avuto la fortuna di incontrare un prof di lettere che mi fece scoprire il fascino e la bellezza della poesia e della letteratura. Capii che in pochi versi, una sorta di concentrato di umanità e sostanza artistica, era possibile esprimere e comunicare un universo di emozioni, idee, sentimenti, valori, messaggi autentici, metafore, che la natura della struttura poetica rendeva possibile. Più avanti mi sarei accorto che la scrittura in versi ben si adattava al viaggio interiore e poetico che volevo compiere”.
Scelta ardua, come sottolinea il prof Giuseppe Martella nella prefazione: “Calà ha deciso di camminare sul filo del rasoio, lungo il discrimine tra la supposta pienezza dell’esistenza, il suo riconoscimento e la sua testimonianza, ed il possibile scacco della solitudine che uno sforzo di questa portata comporta”.
Consapevole, il poeta stigmatizza: “La vita/è un consumarsi di solitudini/Dall’alba alla notte/per sempre notte…”

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