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Il diadema sul Giornale di Brescia

20 June 2009

Caparbio e ostinato il maresciallo Bonanno. Non si ferma mai alla superficie ma scava nella realtà delle cose, fino a quando non la ricompone in tutti suoi tasselli.

Non si fa fermare da avvocati che lo denunciano per la sua indole impetuosa; non si fa demoralizzare da testimoni poco collaborativi, non si fa mettere i piedi in testa nemmeno da un nuovo e giovane capitano, alquanto inesperto e presuntuoso.

Tutto pur di seguire l'istinto del segugio che lo porta alla risoluzione di un caso assai difficile: una moglie spara al marito e lo ferisce. I due lo vogliono spacciare come un fatto accidentale, ma l'intuito del maresciallo Saverio Bonanno subito gli dice che sotto ci deve essere ben altro. E lo "sbirrume" non sbaglia.

La vicenda non finisce lì. Il marito viene ucciso insieme alla sua amante. E anche in questo caso, il nostro sottufficiale dei Carabinieri riesce a vedere oltre, a superare la superficialità delle scelte più comode per cercare la verità e i responsabili, veri, del brutale assassinio.

Così facendo viene a contattato con una realtà ancor più drammatica, che dilata la soglia del dolore di una piccola cittadina siciliana, Villabosco, ad una dimensione più universale.

Come ne "Il canto dell'upupa", anche in questo romanzo l'autore, Roberto Mistretta, inserisce tra le pagine una problematica che supera le vicende del maresciallo dell'Arma per immergerci in tematiche di stretta attualità e di cruda cronaca.

Nel primo romanzo era il tema della pedofilia a dare uno schiaffo alla coscienza del lettore, ne "Il diadema di pietra" sono il tema dello sfruttamento degli immigrati che arrivano clandestinamente in Italia, quello dei bambini violati e costretti a mendicare, delle loro madri sbattute sulle strade, di una guerra che deruba degli anni più belli, piccoli che diventano uomini saltando tutte le tappe dell'adolescenza, ad investire come un pugno nello stomaco chi legge.

Mistretta - con il suo modo di scrivere delicato e al tempo stesso semplice e schietto - getta il lettore nella crudezza di una Storia spesso dimenticata, lo scrolla da quel senso di indifferenza che pervade la società di fronte a vicende che durano il tempo di un servizio al telegiornale o di un articolo su un quotidiano come la guerra nei Paesi dell'Est.

Ecco che il racconto si sdoppia, che insieme a Bonanno e ai suoi fidati - e meno fidati - collaboratori si seguono le vicende dell'altro protagonista, Mishna, dodicenne kosovaro che vede morire il padre e la madre e che si vendicherà poi di tutti i torti e le violenze subite impugnando una pistola e uccidendo chi si è reso responsabile di tanta ferocia.

Bonanno e Mishna non si incontrano mai nel romanzo, ma sono uniti idealmente. Entrambi portano un "diadema di pietra", perché, come ci spiega Mistretta, "ogni creatura nasce con un destino, chi cinge una corona d'oro e diamanti, chi una corona di spine. Il loro è un diadema di pietra, il peso li fa sprofondare nelle miserie gonfie di vuoto e dolore".

Il dolore di Bonanno è quello di un uomo abbandonato dalla moglie con una figlia piccola da crescere e prima ancora, quando era ragazzino, dal padre. Un vuoto, il suo, che da adolescente cercò di colmare abbuffandosi con il cibo, di nascosto, nella sua cameretta e che lo ha portato a diventare l'omone corpulento e con qualche chilo di troppo che è adesso.

Una serie di vuoti che pian piano però il maresciallo comincia a colmare grazie all'amore per Rosalia, la formosa assistente sociale che - all'inizio del racconto - lo invita a cena.

Una serata che il maresciallo Saverio Bonanno però non riesce a godersi fino in fondo perché la "catanese" Agatina Piditella vedrà bene di sparare al marito, il professor Ficalora, proprio durante la cenetta romantica che Rosalia aveva preparato per lui.

Daniela Zorat

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