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"Il canto dell'upupa" presentato con successo a Vallelunga di Grazia La Paglia

Un resoconto della serata a cura della giovana giornalista di Vallelunga

Il nuovo giallo dello scrittore e giornalista mussomelese Roberto Mistretta, “Il canto dell’upupa” (Cairo editore, edizione interamente riveduta) è arrivato anche a Valleunga.
La presentazione del romanzo che ha attirato l’attenzione di stampa e critica anche aldilà dei confini nazionali si è tenuta alle 20 del 12 giugno all’interno di un edificio di importanza storica e sociale rilevante. Nata come caserma borbonica, adibita in seguito a mattatoio, poi abbandonata e oggi sulla strada della rinascita, la struttura è sempre stata un punto di riferimento per la gente del quartiere, punto di forza e di vita. La chiusura e l’abbandono dell’edificio aveva così portato nell’ombra una zona storica del paese, che però è tornata alla ribalta grazie alla ristrutturazione (spontanea e gratuita) realizzata dal Piccolo Stabile Vallelunghese e, soprattutto, grazie alla presentazione del giallo “Il canto dell’upupa”.
L’incontro è stato aperto dall’intervento del presidente dell’Associazione Culturale “La Radice” Angela Polizzano, associazione che da anni opera all’interno del territorio per lo sviluppo della cultura e che si è occupata della realizzazione dell’evento. A seguire, l’intervento del vicepresidente dell’Associazione Alessandro Barcellona, dell’architetto e amico dello scrittore Alfonso Cardinale, notevole cultore di libri, della neuro psichiatra infantile Margherita Rimi e, infine, dello scrittore stesso.
L’analisi del libro fatta dagli intervenuti ha subito sottolineato che “Il canto dell’upupa” non è un semplice giallo. Dietro le indagini del protagonista, il maresciallo dell’Arma Saverio Bonanno, si cela qualcosa che spiazza, sconvolge. Sconvolge lo stesso maresciallo che si porrà la domanda “Perché gli uomini hanno smesso di guardare il cielo?”. Dietro quelle che possono apparire delle semplici indagini, si nascondono atti di pedofilia che portano il protagonista a porsi tale domanda etica e morale. Ecco perché si deve parlare di un giallo che è qualcosa di più di un giallo, di un giallo che si alza a un livello superiore perché racchiude al suo interno due piani: il piano denotato - dove il lettore trova le indagini - e quello connotato – dove si parla di pedofilia.
Inoltre è stato evidenziato come un tema così importante e delicato non viene qui sbandierato, commercializzato, ma viene trattato in maniera delicata e, soprattutto, poetica. È, infatti, grazie alla sua scrittura poetica che Roberto Mistretta riesce a presentare e a mostrare ai lettori il dramma del bambino vittima degli abusi sessuali, mostrando così quanto di brutale possa esserci in un atto così meschino.
Lo scrittore, con il suo nuovo libro, ha anche fatto una sorpresa a Vallelunga, paese a cui è sempre stato legato. Ha svelato al pubblico in sala che un personaggio importante del suo nuovo romanzo, Mansueto Malosso, figura emblematica a tratti positiva e a tratti negativa, trae origini da Vallelunga.
Aldilà della tematica delicata quale la pedofilia, aldilà del giallo e aldilà della poesia con la quale descrive stupendi paesaggi e drammi terribili, permane nello scrittore mussomelese l’amore e l’affetto per il suo territorio. Legame inscindibile che si manifesta non solo ricavando dall’entroterra siciliano le storie e i personaggi importanti del suo libro, ma che si manifesta anche tramite il linguaggio (non abbandonando completamente il siciliano) e la psiche dei suoi personaggi, resi immobili dal principio “i panni sporchi si lavano in casa”.
Ma Roberto Mistretta è anche un giornalista, così non può tacere e denuncia tramite i romanzi ciò che lui definisce il male assoluto, ossia la violenza verso chi non può difendersi. “Non parlarne significherebbe perpetuare tali violenze”, dice lo scrittore, “bisogna parlare di queste cose, non averne vergogna, per aiutare e dare voce a tutti gli innocenti che non hanno la forza di gridare”.
La presentazione del libro, tenutasi davanti un pubblico molto variegato per età, si è conclusa con la risposta data dallo scrittore alla domanda iniziale: “Gli uomini hanno smesso di guardare il cielo perché ormai sono occupati a guardare il proprio ombelico; perché c’è un egoismo diffuso che si può abbattere solo collaborando l’un con l’altro”.

Grazia La Paglia


Articolo inserito il 25/07/2008 17:38:17

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