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Il diadema di pietra su Repubblica

Il critico Salvatore Ferlita recensisce il romanzo di Roberto Mistretta

DELITTO A VILLABOSCO
Repubblica — 07 giugno 2009 pagina 18 sezione: PALERMO
Agatina Piditella si svegliò aspirando l' acido di chi giace senza gioia. Unghiate maligne sulle pieghe del ventre morto. Sonno agitato e sapore del fallimento. Scese dal letto, il respiro rotto dall' angoscia. Il bacio gelido del marmo le provocò un brivido sulle cosce. Rimase in sottoveste, soffocando la voglia di urlare e fare a pezzi quella stanza. L' austero palazzo barocco dov' era stata felice, ora le andava stretto come una prigione. Da ragazza aveva creduto agli uomini e alle loro promesse, ma gli anni erano passati lasciando soltanto rughe sulla pelle e cicatrici nell' anima. Si mosse in silenzio verso la finestra, per non svegliare suo marito che continuava a russare ignaro di tutto. Fuori albeggiava. La Montanvalle era un profluvio di colori arancio e turchese. Le campane della chiesa di Santa Lidia Purpuraria riverberavano i primi bagliori del mattino, che si alzava dietro le gibbosità delle colline. Il centro storico di Villabosco galleggiava nel silenzio, avvolto nella nebbia come nella bambagia. Un gallo salutò il giorno. Non era raro trovare nelle case in pietra del quartiere delle vecchine che tenevano ancora un pollaio. Per farci colazione con un tuorlo fresco mescolato a marsala e zucchero, uno zabaione denso e gustoso, che sapeva di famiglia. Agatina respirò a fondo. Si riempì i polmoni cercando il giorno anche dentro di sé, ma trovò soltanto rancore e solitudine...

Finalmente un maresciallo, viene da dire, nella selva di commissari che affollano le pagine dei nostri giallisti. Lui si chiama Saverio Bonanno ed è il protagonista de Il diadema di pietra (Cairo editore, 316 pagine, 16 euro), il nuovo romanzo di Roberto Mistretta, scrittore di Mussomeli apprezzato e tradotto all' estero. L' editore tedesco Luebbe, infatti, ha già pubblicato tre libri con protagonista il maresciallo: Das flasche Spiel des Fischers( Il gioco sporco del pescatore), 2006, Die dunkle Botschaft des Verfuherers ( L' oscuro messaggio del seduttore), 2007e Der Kalte Blick der Rache ( Lo sguardo freddo della vendetta ), lo scorso anno).
Ha una mole imponente, Bonanno, un appetito portentoso, ed è allergico all' antilingua, per dirla con Italo Calvino, che si parla nelle caserme: «Giusto con lei desideravo conferire - è il comandante provinciale a parlare - Ho ricevuto stamani la sua nota informativa e volevo esprimerle il mio plauso per l' esemplare dimostrazione d' ardimento e sprezzo del pericolo...». La sua fiducia nei confronti della giustizia vacilla di tanto in tanto e non ama le prime file né gli incensamenti. Subisce notevolmente il fascino femminile (la dolce Rosalia, trepidante e formosa, non lo fa dormire la notte), mal sopporta la guida spericolata del brigadiere capo Attilio Steppani. E ha un rapporto di amore e odio col carabiniere scelto Giovanpaolo Cacici, nato e cresciuto ai piedi del Vesuvio prima di arruolarsi nella Benemerita ed essere trasferito nell' Isola. Il quale si esprime in uno slang bizzarro, in cui il vernacolo interagisce con l' italiano creando frizioni linguistiche e cortocircuiti. Non possono non saltare all' occhio alcune coincidenze con la saga di Salvo Montalbano: la fame atavica del commissario di Vigàta, il suo empito anti-istituzionale; la passione per l' alta velocità dell' agente Gallo; la babele disastrosa di Catarella. E almeno un' altra similarità: il toponimo d' invenzione, nel caso di Mistretta Villabosco che allude a Mussomeli. Come dire, il modello di Camilleri è talmente imperioso da condizionare l' immaginario altrui. Ma tutte qui le convergenze narrative. Da un punto di vista stilistico, ad esempio, Mistretta, abilissimo nel modellare su misura cognomi parlanti (Prestoscendo si chiama il sindaco, Carnemolla è un giornalista, e c' è pure la vedova Mangiacapra) è riuscito a far a meno di un uso eccessivamente invasivo del maccheronico, cifra ormai comune di troppi polizieschi. La sua pronuncia però non rimane immune da certe patine dialettali, solo che l' autore ne fa uso con misura, nei momenti in cui la carica espressionistica connota meglio un personaggio o sottolinea l' esemplarità, di solito in negativo, della vicenda.
A mettere in moto il meccanismo narrativo ci pensa Agatina Piditella, una donna mefistofelica dall' imponente potenziale romanzesco. Sa di essere affascinante, è frustrata nel suo desiderio di maternità, e soprattutto ha subodorato che la fedeltà del marito vacilla. Cosa che la manda in bestia, scatenando un desiderio di vendetta irrefrenabile. Dal canto suo, il marito, Cristenzio Ficalora, di nobile famiglia, dopo anni, ritrova la sua vecchia fiamma, Domitilla Dolcemascolo, che nel frattempo ha sposato un carabiniere. Ne viene fuori, da questi ingredienti, la solita ricetta di omicidio plurimo: quello dei due amanti, sorpresi a consumare l' adulterio e freddati senza pietà. Anche se Agatina Pitidella ha un alibi di ferro. Sarebbe la solita storia d' amore e di corna, di passione e delitti, se a un certo punto non subentrasse Mishna, un ragazzino kosovaro approdato in Sicilia fuggendo da una guerra terribile. E qui il romanzo di Roberto Mistretta incrocia la cronaca dolorosa di questi giorni, il dramma dei ventiquattromila minori irregolari presenti in Italia. La storia di Mishna, col suo carico di approfittatori e carcerieri, è terribile: i suoi occhi si sono abituati all' orrore prestissimo, la sua infanzia è stata presto cancellata dall' insensatezza del conflitto, dall' odio e dalla sopraffazione. La sua terra non gli appartiene più: i serbi non vogliono concedere l' autonomia. Nessuna libertà dunque per gli albanesi del Kossovo.E l' arrivo sull' Isola di Mishna, la sua ordinaria storia di violenza e abbrutimento, incrociano le indagini condotte con sorprendente tenacia dal maresciallo Bonanno. Che si rivela, sotto la corazza di grasso e trigliceridi, un uomo sensibile, una persona buona come dicono alcuni, in grado di commuoversi, e soprattutto, quando è il caso, di indignarsi. A questo punto, una considerazione: il genere poliziesco, in Sicilia, sempre più si fa pretesto per un racconto civile, per narrare di realtà anche minime, come quella di Mussomeli, con i suoi gioielli paesaggistici e i suoi obbrobri architettonici, le cui dinamiche non sono poi così dissimili da quelle che animano la vita di altri centri più grossi, magari attraversati da altre latitudini. - SALVATORE FERLITA


Articolo inserito il 08/06/2009

Ulteriori approfondimenti su: http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/06/07/delitto-villabosco.html

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