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Dal Nebbiagialla tutto il nero di Sicilia

Roberto Mistretta, Santo Piazzese e Santo Piazzese, ospiti del Suzzara festival

A Simona Mammano, scrittrice di origine palermitana (la mammana era colei che faceva partorire le donne in casa), l’onore di moderare l’incontro con Roberto Mistretta, Santo Piazzese e Gaetano Savatteri,
Sono molti gli autori che scrivono della Sicilia, ma il legame stretto dei siciliani che raccontano la loro terra è particolare, ed è su questa riflessione che si apre l’incontro.

Gaetano Savatteri parla di un rapporto quasi ossessivo tra gli scrittori “che vivono alla latitudine della Scilia” per quella terra, e parafrasa Sciascia dicendo che solo con difficoltà si può essere siciliani. Rifiuta la definizione di lettura siciliana, parlando di “letteratura scritta in Sicilia o sulla Sicilia”.
Ne I ragazzi di Regalpietra parla dei compagni d’infanzia, dvenuti poi mafiosi nonostante venissero da famiglie non tradizionalmente appartenenti alle cosche, e poi pentitisi. Incontrati molti anni dopo, in carcere, dai colloqui con loro trae una riflessione che diventa una rassegnazione: quella che la cultura non salva il mondo, a volte lo può distruggere.
C’è però un’eccezione. Uno di questi ragazzi, ora detenuto, dice che in galera i libri lo hanno salvato. Forse un libro può salvare una vita. E’ già molto.

Continua Santo Piazzese che conferma il rapporto di profondissimo amore e profondissimo odio per l’isola. Inevitabile il riferimento alla mafia.
Sellerio ha raccolto in Trilogia di Palermo, tre suoi libri, due dei quali hanno come protagonista un biologo che insegna all’università, mentre il terzo dà voce al commissario Spotorno.
Qual è la Palermo vera? Cupa e pericolosa o gioiosa e colorata? Palermo è tutto questo, e tutto è sotto gli occhi di chi la visita, a seconda di come la vuole interpretare.

Roberto Mistretta si ricolelga a quanto detto dai colleghi sottolineando la differenza tra i siciliani che decidono di andarsene dalla loro terra e quelli che invece non abbandonerebbero mai i luoghi d’infanzia.
E’ un rapporto madre- figlio, ma la madre a volte uccide. E’ questo rapporto conflittuale che viene descritto nei libri, per mostrare le diverse anime di una terra ancora da scoprire.
C’è una Sicilia sconosciuta di persone comuni che lavorno giorno per giorno, spesso però quello che emerge è quella percentuale che sporca quella terra, e allora meglio riprendere il pensiero della ragione calvniano: bisogna raccontare il male per esorcizzarlo.
E’ necessario avere un respiro più ampio, o si rischia di perdere di vista il generale. Non più la Sicilia come ombelico del mondo, ma come tutt’uno col mondo. Seguendo una linea più leggera, il maresciallo Bonanno de Il diadema di pietra è alle prese con le piccole beghe di famiglia, indaga infatti su una vicenda di corna.

E’ opinione dei tre autori che sia difficile scrollarsi la definizione di scrittore siciliano, e che la sicilianitudine debba essere punto di partenza per un’apertura verso l’esterno


Eva Massari


Articolo inserito il 07/02/2010

Ulteriori approfondimenti su: http://www.milanonera.com/?p=4966

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