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Sordide note infernali tra critiche positive e appunti negativi

Sordide note infernali e Indagine privata visti da una lettrice

Ho finito di leggere i due libri della Todaro di cui avevo semi visto la presentazione qualche tempo fa. "Sordide note infernali" di Roberto Mistretta mi è piaciuto, ma fino a un certo punto. Trovo eccezionale la vulcanica capacità di scrittura di Mistretta, ma mi è sembrato carente dal punto di vista della trama e nel finale ho trovato anche eccessiva fino a diventare fumettistica la caratterizzazione dei personaggi, soprattutto il protagonista il commissario Angelo Duncan. Le pagine iniziali e quelle finali sono veramente stonate rispetto a tutto il resto del romanzo. Questo libro secondo me non è compatto, è diviso in due. Le parti del giallo vero e proprio col solito serial killer mi sono sembrate banali, stereotipate e poco interessanti nello svolgimento della trama e la scoperta del colpevole mi ha lasciato anche piuttosto perplessa. La parte intima, personale di Duncan alle prese con la moglie, la sua gelosia, il suo amore per il lavoro e il sentirsi costretto nei panni di neo papà sono meravigliose, all'altezza di Camilleri, ma anche più spiritoso e sanguigno! Secondo me Mistretta, almeno in questo libro, funziona più nei sentimenti che nella trama gialla.
"Indagine privata" di Ugo Mazzotta invece è un libro compatto, con la bella storia dell'omicidio di un vecchio che trova la sua spiegazione nel passato, nell'immediato Dopoguerra. Anche in questo caso l'inizio non mi è piaciuto per niente, questo trovarsi immersi a tradimento in un videogioco l'ho trovato assolutamente pleonastico e non in linea con tutto il resto del romanzo e soprattutto con il carattere del protagonista, Prisco e del suo mitico commissariato "La bella Napoli". Fortunatamente dopo queste prime arrancanti pagine, poi la trama e i personaggi si fanno via via più avvincenti; oltre all'omicidio del vecchio, c'è anche un''indagine di droga, sesso e personaggi importanti, in questo periodo attuale più che mai. Mi è piaciuta la storia di questi cinque amici ormai anziani, segnati dai ricordi pesanti della Guerra, mi è piaciuto scoprire che certe vicende narrate e la slittovia sono realmente esistite, mi è piaciuto il dipanarsi delle varie vicende all'interno del commissariato. Insomma un ottimo libro a cui posso fare un unico appunto. Perché da Camilleri in poi quando un poliziotto va a mangiare deve sempre trasformarsi in un gran gourmet? Non se ne può più di descrizioni dei cibi e dei proprietari delle trattorie di cui i protagonisti sono avventori abituali! E' solo un piccolo appunto, perchè questo è veramente un ottimo libro, consigliatissimo.


Articolo inserito il 29/10/2005

Ulteriori approfondimenti su: http://emanuelazini.splinder.com/

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