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InniUrbani su Sordide note infernali

la recensione di una giovanissima lettrice: Maura Gangitano.

Autore: Roberto Mistretta Dati: 247 p. Anno: 2005 Editore: Todaro


La soluzione del mistero è già nel Prologo: Angelo Duncan parla alla moglie, Nora, ricordando di un giorno in cui stavano sotto il fico selvatico, e lei aveva ancora la figlia in grembo; la ricorda ora che ha seppellito lei e la sua bambina, uccise da un mostro, una delle persone di cui si fidava di più al mondo; le ricorda adesso che non ha più niente per cui vivere, ora che da Angelo si è trasformato in Gelo.

Il commissario Duncan, che deve al padre americano il suo cognome, ricorda come è iniziata quella storia che pareva un caso come un altro, tanto da far sbattere in carcere un porcaio innocente, ma che poi è diventata la storia del primo serial killer che la Sicilia ricordi, figlio di una terra non ancora pronta ad uccidere per gusto, figlio di una madre troppo stanca per renderlo felice. Il mostro che spaventa la Montanvalle, nome inventato dall’autore da identificare con il Vallone di Mussomeli, sgozza le sue vittime, le incollana con una minugia, una corda di violino, suonando infine per loro una musica infernale.

Duncan cerca disperatamente d’inchiodarlo, ma compie errori su errori, non riuscendo a impedire la morte di altre vittime innocenti, tutte donne brune, dai lunghi capelli corvini, sulla trentina. L’assassino gli manda indizi preannunciandogli ogni omicidio, sfidandolo con spavalderia, ma il commissario non riesce a trovarlo. Quando, infine, avrà pensato di esserci riuscito, sordide note infernali lo raggiungeranno al telefono, a dirgli che al mondo non gli resta più niente.

Un noir scritto molto bene, ben costruito. I personaggi sono vivi, mossi da mano abile. Le citazioni (De Andrè, Durrenmatt, Flaubert) rendono ancora più evidente ciò di cui il lettore si accorge subito: che questo autore è prima di tutto un lettore appassionato. Nonostante si senta il gergo tipico dei romanzi gialli e noir, è presente comunque uno stile personale, una voce incredibilmente siciliana, che a volte si lascia andare a descrizioni liriche, che sembra quasi voglia evitare, forse per non rallentare il ritmo del racconto.

Questo rischio, però, non è presente in questo romanzo, tanto che al lettore, le rare volte che Mistretta si concede questi cambiamenti di stile, sembra quasi di vedere quelle scene, quei ritratti, così come li ha visti lui.


Maura Gancitano




Articolo inserito il 05/01/2006 19:29:23

Ulteriori approfondimenti su: http://www.inniurbani.it/doc_scheda.asp?m1_cod=3&m2_cod=23

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