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Il saggista Carlo Oliva recensisce Sordide note infernali

L'autore de "La storia sociale del giallo", un autentico esperto in materia, sull'ultimo noir di Mistretta

L’idea di “giallo siciliano”, per i lettori di oggi, è legata soprattutto al sottogenere brillante, si tratti del comico di carattere di Camilleri o delle più sofisticate commedie noir di Salvo Piazzese. Gli autori dell’isola del fuoco, tuttavia, hanno dimostrato di avere anche altre corde al proprio arco. Prendiamo Roberto Mistretta, uno scrittore di Caltanisetta (più precisamente di Mussomeli) le cui opere, finora, hanno avuto una distribuzione prevalentemente regionale e in continente, come si dice, non sono ancora note come meriterebbero. Be’, né la sua produzione precedente, né il suo ultimo romanzo, che la Todaro ha pubblicato qualche mese fa, hanno qualcosa a che fare con la commedia. Mistretta condivide con i suoi più celebri colleghi l’ambizione di dare una rappresentazione realistica della Sicilia di oggi, evitando gli stereotipi, anche illustri, che hanno segnato la storia della crime story nella regione, ma la somiglianza si ferma qui. Sordide noti infermali è un hard boiled alla Ellroy di straordinaria tensione drammatica, che, pur rispettando l’ambientazione isolana, ci porta in un mondo affatto diverso dal punto di vista culturale e criminale. Il protagonista, Angelo Duncan, dirige, come il Montalbano di Camilleri, un commissariato di provincia e si avvale di una squadra di collaboratori fortemente caratterizzati, ma non è certo un personaggio accattivante, qualcuno con cui si possa scherzare e a cui si finisca inevitabilmente per affezionarsi. È una figura sopra le righe, bruciato da una passione giustizialista e da un’ambizione divorante che non gli danno tregua e gli impediscono di essere vicino, come pure vorrebbe, alla bellissima moglie cui è legato da un rapporto ossessivo di amore e gelosia (e che per di più è in attesa di una bambina). E l’assassino che gli si contrappone è un mostro da manuale: un efferato serial killer che sgozza una, due, tre donne – prima una mite fanciulla dedita alla cura degli invalidi, poi un’immigrata proprietaria di un locale equivoco, quindi una prostituta da strada… – abbandona sul loro corpo degli enigmatici indizi, segnala la propria presenza con allucinati assolo di violino e informa la stampa dei delitti prossimi venturi con degli strani messaggi cifrati. Per cui, preso nel vortice della caccia, trascinato in un mondo che gronda da ogni parte sangue e violenza, il commissario non si accorge neanche del pericolo che incombe su di lui e su quello che ha di più caro. Una materia forte, dunque, trattata senza alcun tentativo di mediazione. Mistretta, come sa chi lo conosce, è personalmente uomo pacifico e affabile e dai sentimenti mitissimi, tanto è vero che accanto alla narrativa criminale coltiva quella per i ragazzi, ma non sa rassegnarsi – evidentemente – alle leziosaggini imperanti nel nostro procedural regionale. Del che, in tutta franchezza, possiamo essergli grati.


Articolo inserito il 08/04/2006 15:33:29

Ulteriori approfondimenti su: http://www.gialloandco.it/recensioni.htm?ArticoloID=66

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